31/05/10

Povera illusione che pensa di poter sostituirsi a Lui.



Lunedì 31 Maggio 2010

Cari amici,
cosa significa per me quel “Tu” che domina, di cui parla Carròn alla fine della prima lezione degli esercizi, in questo momento? Ho il cuore lacerato. Ero appena rientrato dall’Italia e come sempre il primo gesto, dopo aver salutato Gesù Eucaristia e la Madonna, è stato quello di incontrare i miei Gesù che soffrono, baciandoli uno ad uno. Solo una grande commozione e gioia. Però, dopo alcune ore, arriva, trafelata, nel mio studio la ragazza della recepciòn della clinica: “Padre, corra! La sua bambina, Cristinita di 5 anni, sta morendo”. Credevo di svenire. Raggiungo la sua camera: è agonizzante. Lei che da appena nata è con noi, lei che appena nata è stata maltrattata da “genitori” alcolizzati e da lì deriva la ragione di tutta la sua malattia che l’ha resa sorda, cieca, affetta da una meningite e da una idrocefalia. Cinque anni nel letto, la mia piccola. Ogni tanto qualche boccata d’aria … Mi lasciano solo con lei, piango come un bambino mentre la vedo respirare affannosamente. “Signore, perché? E perché me la togli?” Domande, domande, però il mio cuore straziato dice “Tu, o Cristo mio” in continuazione. Le ore precipitano, non mi interessano i soldi, voglio che vengano da un centro privato per farle una lastra. Una gravissima polmonite. Urge essere ricoverata in un altro ospedale. Lo si fa. Terapia intensiva. Non posso vederla. Mi avvisano: ha anche una emorragia interna. Non mi danno nessuna speranza. Mentre, per me,si avvicina l’ora di prendere l’aereo per il Brasile per gli esercizi Spirituali con gli amici Marcos e Cleuza. Che faccio? Il sentimento è terribile: perché lasciarla e non vederla morire? È un dibattito dentro di me. È come se una voce ripetesse: “ma questa figlia non è tua, è di Gesù” . Momenti duri. “Tu, o Cristo”, “guardare nella faccia Cristo” sono le parole che riempiono il mio io. La affido a Gesù, alla Madonna … poco dopo dico alla caposala del mio ospedale: “Se mia figlia muore prima che torni, non seppellitela perché voglio portarla io al cimitero dove riposano tutti i miei figli”. Ho preso l’aereo perché l’amore alla mia Cristinita è Cristo e nessuno mi può ricordare, come in questo momento, quel “Tu” che ha fatto Cristina e me, unendoci per sempre come Carròn con la sua parola detta agli esercizi e i miei amici Marcos, Cleuza e Juliàn, Bracco etc… sono qui a San Paolo, vorrei accendere il cellulare per sapere … Ma non ce la faccio: il silenzio pieno di Lui mi garantisce tutto. La mia natura di uomo vorrebbe sapere, fare, esigere … povera illusione che pensa di poter sostituirsi a Lui. Piango nel silenzio del mio cuore, mi immergo nelle parole di Carròn, certo che quel “Tu” di cui sono fatto risponde alla sete di giustizia, di amore ai perché la mia Cristinita sta morendo, se non è già morta. Amici, essere papà, essere padri di un figlio donato è drammatico più che di un figlio voluto, proprio perché donato, non cercato. Anche lo strappo nella sua immensa sofferenza fa diventare più grande quel “Tu” che ha messo insieme me e la mia Cristinita che, con la morte, diventa davvero mia come non mai ha potuto esserlo in questa vita. 
Sono agli esercizi della fraternità a San Paolo. Sto preparando con Marcos, Cleuza, Juliàn e amici la assemblea della sera e mi è giunta la notizia: Cristinita è morta. Il cuore soffre, ma è lieto. Adesso è davvero mia per sempre. Ho chiesto a Padre Paolino che la vigilino bene e quando tornerò, domani, la porterò dove riposano gli altri miei tanti figli, piccoli e grandi. Una volta in più, sento la bellezza di essere papà di un figlio donato, adesso finalmente mio. Però ogni giorno è necessario soffrire perché questa verità non si cristallizzi in dottrina. “Bisogna mordere la pietra” come diceva l’abbate a Miguel Manara.
P.Aldo


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