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19/11/09

Accadde e accade

Solo un Avvenimento presente rende la via della bellezza a Dio concretamente praticabile a noi uomini ieri e oggi.

Lo splendore dell'architettura romanica e gotica testimonia che "la via pulchritudinis, la via della bellezza, è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi a Dio". 
Lo ha detto il Papa nella catechesi svolta durante l'udienza generale di mercoledì 18 novembre, nell'Aula Paolo VI. 



Cari fratelli e sorelle! 


Nelle catechesi delle scorse settimane ho presentato alcuni aspetti della teologia medievale. Ma la fede cristiana, profondamente radicata negli uomini e nelle donne di quei secoli, non diede origine soltanto a capolavori della letteratura teologica, del pensiero e della fede. Essa ispirò anche una delle creazioni artistiche più elevate della civiltà universale:  le cattedrali, vera gloria del Medioevo cristiano. Infatti, per circa tre secoli, a partire dal principio del secolo XI si assistette in Europa a un fervore artistico straordinario. Un antico cronista descrive così l'entusiasmo e la laboriosità di quel tempo:  "Accadde che in tutto il mondo, ma specialmente in Italia e nelle Gallie, si incominciasse a ricostruire le chiese, sebbene molte, per essere ancora in buone condizioni, non avessero bisogno di tale restaurazione. Era come una gara tra un popolo e l'altro; si sarebbe creduto che il mondo, scuotendosi di dosso i vecchi cenci, volesse rivestirsi dappertutto della bianca veste di nuove chiese. Insomma, quasi tutte le chiese cattedrali, un gran numero di chiese monastiche, e perfino oratori di villaggio, furono allora restaurati dai fedeli" (Rodolfo il Glabro, Historiarum 3, 4).
Vari fattori contribuirono a questa rinascita dell'architettura religiosa. Anzitutto, condizioni storiche più favorevoli, come una maggiore sicurezza politica, accompagnata da un costante aumento della popolazione e dal progressivo sviluppo delle città, degli scambi e della ricchezza. Inoltre, gli architetti individuavano soluzioni tecniche sempre più elaborate per aumentare le dimensioni degli edifici, assicurandone allo stesso tempo la saldezza e la maestosità. Fu però principalmente grazie all'ardore e allo zelo spirituale del monachesimo in piena espansione che vennero innalzate chiese abbaziali, dove la liturgia poteva essere celebrata con dignità e solennità, e i fedeli potevano sostare in preghiera, attratti dalla venerazione delle reliquie dei santi, mèta di incessanti pellegrinaggi. Nacquero così le chiese e le cattedrali romaniche, caratterizzate dallo sviluppo longitudinale, in lunghezza, delle navate per accogliere numerosi fedeli; chiese molto solide, con muri spessi, volte in pietra e linee semplici ed essenziali. Una novità è rappresentata dall'introduzione delle sculture. Essendo le chiese romaniche il luogo della preghiera monastica e del culto dei fedeli, gli scultori, più che preoccuparsi della perfezione tecnica, curarono soprattutto la finalità educativa. Poiché bisognava suscitare nelle anime impressioni forti, sentimenti che potessero incitare a fuggire il vizio, il male, e a praticare la virtù, il bene, il tema ricorrente era la rappresentazione di Cristo come giudice universale, circondato dai personaggi dell'Apocalisse. Sono in genere i portali delle chiese romaniche a offrire questa raffigurazione, per sottolineare che Cristo è la Porta che conduce al Cielo. I fedeli, oltrepassando la soglia dell'edificio sacro, entrano in un tempo e in uno spazio differenti da quelli della vita ordinaria. Oltre il portale della chiesa, i credenti in Cristo, sovrano, giusto e misericordioso, nell'intenzione degli artisti potevano gustare un anticipo della beatitudine eterna nella celebrazione della liturgia e negli atti di pietà svolti all'interno dell'edificio sacro.
Nel secoli xii e xiii, a partire dal nord della Francia, si diffuse un altro tipo di architettura nella costruzione degli edifici sacri, quella gotica, con due caratteristiche nuove rispetto al romanico, e cioè lo slancio verticale e la luminosità. Le cattedrali gotiche mostravano una sintesi di fede e di arte armoniosamente espressa attraverso il linguaggio universale e affascinante della bellezza, che ancor oggi suscita stupore. Grazie all'introduzione delle volte a sesto acuto, che poggiavano su robusti pilastri, fu possibile innalzarne notevolmente l'altezza. Lo slancio verso l'alto voleva invitare alla preghiera ed era esso stesso una preghiera. La cattedrale gotica intendeva tradurre così, nelle sue linee architettoniche, l'anelito delle anime verso Dio. Inoltre, con le nuove soluzioni tecniche adottate, i muri perimetrali potevano essere traforati e abbelliti da vetrate policrome. In altre parole, le finestre diventavano grandi immagini luminose, molto adatte ad istruire il popolo nella fede. In esse - scena per scena - venivano narrati la vita di un santo, una parabola, o altri eventi biblici. Dalle vetrate dipinte una cascata di luce si riversava sui fedeli per narrare loro la storia della salvezza e coinvolgerli in questa storia.
Un altro pregio delle cattedrali gotiche è costituito dal fatto che alla loro costruzione e alla loro decorazione, in modo differente ma corale, partecipava tutta la comunità cristiana e civile; partecipavano gli umili e i potenti, gli analfabeti e i dotti, perché in questa casa comune tutti i credenti erano istruiti nella fede. La scultura gotica ha fatto delle cattedrali una "Bibbia di pietra", rappresentando gli episodi del Vangelo e illustrando i contenuti dell'anno liturgico, dalla Natività alla Glorificazione del Signore. In quei secoli, inoltre, si diffondeva sempre di più la percezione dell'umanità del Signore, e i patimenti della sua Passione venivano rappresentati in modo realistico:  il Cristo sofferente (Christus patiens) divenne un'immagine amata da tutti, ed atta a ispirare pietà e pentimento per i peccati. Né mancavano i personaggi dell'Antico Testamento, la cui storia divenne in tal modo familiare ai fedeli che frequentavano le cattedrali come parte dell'unica, comune storia di salvezza. Con i suoi volti pieni di bellezza, di dolcezza, di intelligenza, la scultura gotica del secolo XIII rivela una pietà felice e serena, che si compiace di effondere una devozione sentita e filiale verso la Madre di Dio, vista a volte come una giovane donna, sorridente e materna, e principalmente rappresentata come la sovrana del cielo e della terra, potente e misericordiosa.I fedeli che affollavano le cattedrali gotiche amavano trovarvi anche espressioni artistiche che ricordassero i santi, modelli di vita cristiana e intercessori presso Dio. E non mancarono le manifestazioni "laiche" dell'esistenza; ecco allora apparire, qua e là, rappresentazioni del lavoro dei campi, delle scienze e delle arti. Tutto era orientato e offerto a Dio nel luogo in cui si celebrava la liturgia. Possiamo comprendere meglio il senso che veniva attribuito a una cattedrale gotica, considerando il testo dell'iscrizione incisa sul portale centrale di Saint-Denis, a Parigi:  "Passante, che vuoi lodare la bellezza di queste porte, non lasciarti abbagliare né dall'oro, né dalla magnificenza, ma piuttosto dal faticoso lavoro. Qui brilla un'opera famosa, ma voglia il cielo che quest'opera famosa che brilla faccia splendere gli spiriti, affinché con le verità luminose s'incamminino verso la vera luce, dove il Cristo è la vera porta".
Cari fratelli e sorelle, mi piace ora sottolineare due elementi dell'arte romanica e gotica utili anche per noi. Il primo:  i capolavori artistici nati in Europa nei secoli passati sono incomprensibili se non si tiene conto dell'anima religiosa che li ha ispirati. Un artista, che ha testimoniato sempre l'incontro tra estetica e fede, Marc Chagall, ha scritto che "i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell'alfabeto colorato che era la Bibbia". Quando la fede, in modo particolare celebrata nella liturgia, incontra l'arte, si crea una sintonia profonda, perché entrambe possono e vogliono parlare di Dio, rendendo visibile l'Invisibile. Vorrei condividere questo nell'incontro con gli artisti del 21 novembre, rinnovando ad essi quella proposta di amicizia tra la spiritualità cristiana e l'arte, auspicata dai miei venerati Predecessori, in particolare dai Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II. Il secondo elemento:  la forza dello stile romanico e lo splendore delle cattedrali gotiche ci rammentano che la via pulchritudinis, la via della bellezza, è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi al Mistero di Dio. Che cos'è la bellezza, che scrittori, poeti, musicisti, artisti contemplano e traducono nel loro linguaggio, se non il riflesso dello splendore del Verbo eterno fatto carne? Afferma sant'Agostino:  "Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell'aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l'ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore rischiara il giorno; interroga la luna, che col suo chiarore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria:  anime che si nascondono, corpi che si mostrano; visibile che si fa guidare, invisibile che guida. Interrogali! Tutti ti risponderanno:  Guardaci:  siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l'ha creata, se non la Bellezza Immutabile?" (Sermo ccxli, 2:  pl 38, 1134).
Cari fratelli e sorelle, ci aiuti il Signore a riscoprire la via della bellezza come uno degli itinerari, forse il più attraente ed affascinante, per giungere ad incontrare ed amare Dio.


18/11/09

La famiglia, questa sconosciuta






Ecco come risponderei io alla lettera che segue. 
Un fatto libero e responsabile interpella tutti noi.
Una speranza concreta.

NB La foto non fa riferimento alle persone citate: è solo indicativa


«Con 6 figli piccoli, tagliati gli assegni familiari»

Caro Direttore, le pare possibile che a una famiglia numerosa con sei figli minori, con un reddito totale complessivo di all’incirca 25.000 euro, vengano sottratti gli assegni familiari, componente evidentemente assai importante del reddito? Si tratta infatti di 800 euro mensili che vengono meno, perché oltre al reddito da lavoro dipendente è presente un reddito che proviene dall’affitto di una casa di proprietà. Il reddito di questa abitazione è il 32% del reddito complessivo, mentre il reddito da lavoro dipendente è del 68%, inferiore a quel 70% che permetterebbe di mantenere gli assegni familiari. Tale regolamento che si basa solo sulle percentuali invece che sul reddito effettivo commisurato al numero dei componenti la famiglia, mi creda, compie una grave e seria ingiustizia nei confronti delle famiglie oneste, alle quali ripugna ricorrere a piccole furbizie anche se queste contribuirebbero a rendere un po’ più umana una situazione inaccettabile. Se questi sposi chiedessero la separazione o fossero solo conviventi, non sconterebbero questi problemi. Come si può salvare la famiglia, se non si correggono queste sperequazioni che minano gravemente la sua capacità di garantire la vita e la dignità dei figli? Come coordinatori dell’Associazione famiglie numerose non possiamo sottrarci al denunciare un sopruso di tale entità, che è peraltro più diffuso di quel che si creda. Io stessa conosco altre situazioni simili, tra cui quella di una famiglia con 4 figli in cui la moglie lavora part-time e il marito è commerciante. Neppure loro percepiscono gli assegni, che, specie quando i figli sono numerosi, sono un sostegno vero. Confido nel suo aiuto e nella concreta solidarietà, soprattutto da parte chi può correggere certe storture e aberrazioni. A disposizione di chi volesse rimediare. 

Maria Assunta Muzzin 
coordinatrice Associazione famiglie numerose di Pordenone consigliere regionale Forum associazioni familiari Friuli-Venezia Giulia 
La sua lettera, gentile signora Muzzin, richiama quella politica che non perde occasioni per declamare di 'esigenze' e di 'attese del Paese e della gente reale', a guardarla davvero in faccia, quella 'gente reale'. Ad arrossire dinanzi a persone per bene come lei e le famiglie di cui si fa portavoce, rigorosamente corrette nell’adempiere ai propri doveri, che si trovano vessate da quello stesso fisco che invece è, proprio in queste settimane, prodigo di comprensione e agevolazioni con chi gli ha sottratto valanghe di euro. L’ingiustizia è flagrante e intollerabile. Prima che la coscienza morale è il nostro senso di cittadinanza a ribellarsi. In un’Italia in cui l’evasione fiscale sugli affitti è vizio generalizzato, non è giusto che una famiglia di 8 persone, per 2 punti percentuali (oggi il lavoro dipendente deve per legge rappresentare almeno il 70% del reddito) su 25.000 euro, cioè per 500 euro, sia privata di quasi 10.000 euro di assegni, vedendosi ridotta praticamente in miseria, per di più a motivo della propria estrema correttezza. Anche la Finanziaria di quest’anno ha riservato amarezze alle famiglie, con l’eliminazione perfino del Bonus Famiglia introdotto appena l’anno scorso.
Nonostante il fondo per gli assegni al nucleo familiare (questa è la denominazione esatta) sia in attivo ormai da moltissimi anni per la modestia delle erogazioni e per la riduzione della platea dei beneficiari, si continua a dirottarne i proventi verso altre destinazioni.
Resta anche l’altra ingiustizia, da lei evidenziata con l’ultimo esempio descritto: i lavoratori autonomi ne sono esclusi, mentre, se lo scopo degli assegni è di alleviare situazioni familiari di bisogno, la distinzione tra lavoratori dipendenti e autonomi non avrebbe ragione d’essere. Il tema era stato dibattuto, al tempo del governo Prodi, dalla Conferenza nazionale della famiglia del 2007, ma anche allora senza tradursi in scelte concrete. Il bilancio non può quindi che essere deludente, anche se continuiamo a sperare che un soprassalto di responsabilità possa indurre il Parlamento a correggere almeno le distorsioni più gravi. C’è ancora qualche giorno: aspettiamo, vigili anche se non molto fiduciosi.

17/11/09

Vivere

Due bellissimi video. 
Grazie a Carlo Candiani di Radioformigoni

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