22/11/08

La "morte pietosa" di Eluana

Riprendo da Tempi uno scritto di Hannah Arendt.
C'è chi parla per conoscenza e chi "applica la Legge"...

Aderisco all'invito di Samizdatonline a sostegno di Eluana Englaro.

La “morte pietosa” di Eluana

Prima di Auschwitz Hitler pensò all’eutanasia e al “modo umanitario” con cui porre fine alla vita delle “persone incurabili”. Una pagina profetica della grande filosofa e scrittrice Hannah Arendt

di Hannah Arendt

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La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della procura di Milano in merito alla decisione della Corte d’Appello del capoluogo lombardo di sospendere l’alimentazione e l’idratazione di Eluana Englaro, la donna di Lecco in stato vegetativo persistente. Pubblichiamo uno stralcio del capitolo “La soluzione finale: sterminio”, tratto da La banalità del male di Hannah Arendt, Feltrinelli, Milano, 2001.
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L’idea di sterminare tutti gli ebrei, e non soltanto quelli russi o polacchi, aveva radici molti lontane. Era nata non nell’Rsha o in qualcuno degli altri uffici di Heydrich o di Himmler, ma nella Cancelleria del Führer, cioè nell’ufficio personale di Hitler. Non aveva nulla a che vedere con la guerra e non fu mai giustificata con le necessità militari. Uno dei grandi meriti del libro The final solution di Gerald Reitlinger è quello di aver dimostrato, in base a documenti che non lasciano dubbi, che il programma di sterminare col gas gli ebrei dell’Europa orientale fu uno “sviluppo” del programma dell’eutanasia di Hitler. (…)
Le prime camere a gas furono costruite nel 1939, in ottemperanza al decreto di Hitler, del 1° settembre di quell’anno, secondo cui alle «persone incurabili» doveva essere «concessa una morte pietosa». (Fu probabilmente questa origine a infondere nel dott. Servatius la sorprendente convinzione che lo sterminio coi gas dovesse essere considerato una «questione medica»). L’idea in sé, come abbiamo detto, risaliva a molto tempo prima. Già nel 1935 Hitler aveva spiegato al suo “Capo medico del Reich” Gerhard Wagner che, se fosse venuta la guerra, avrebbe «ripreso e condotto in porto questa faccenda dell’eutanasia, poiché in tempo di guerra è molto più facile». Il decreto entrò immediatamente in vigore per ciò che riguarda i malati di mente, e così tra il dicembre del 1939 e l’agosto del 1941 circa cinquantamila tedeschi furono uccisi con monossido di carbonio in istituti dove le camere della morte erano camuffate in stanze per la doccia – esattamente come lo sarebbero state più tardi ad Auschwitz.
Il programma suscitò enorme scalpore. Era impossibile tener segreta l’uccisione di tanta gente; la popolazione tedesca delle zone in cui sorgevano quegli istituti se ne accorse e ci fu un’ondata di proteste, da parte di persone di ogni ceto che ancora non si erano fatte un’idea “oggettiva” della natura della scienza medica e dei compiti del medico. Nell’Europa orientale lo sterminio coi gas – o, per usare il linguaggio dei nazisti, il «modo umanitario» di «concedere una morte pietosa» – iniziò quasi il giorno stesso in cui in Germania fu sospesa l’uccisione dei malati di mente. Gli uomini che avevano lavorato per il programma di eutanasia furono ora inviati a oriente, a costruire gli impianti per distruggere popoli interi – e questi uomini erano scelti o dalla Cancelleria del Führer o dal ministero della sanità del Reich, e solamente ora furono messi, amministrativamente, sotto il controllo di Himmler.

Gli istituti di carità del Führer

Nessuna delle varie Sprachregelungen (regolamenti della lingua, ndr) studiate in seguito per ingannare e camuffare ebbe sulle menti degli esecutori l’effetto potente di quel decreto hitleriano, contemporaneo allo scoppio della guerra, dove la parola «assassinio» era sostituita dalla perifrasi «concedere una morte pietosa». Eichmann, quando il giudice istruttore gli chiese se l’istruzione di evitare «inutili brutalità» non fosse un po’ ridicola visto che gli interessati erano comunque destinati a morte certa, non capì la domanda, tanto radicata nella sua mente era l’idea che peccato mortale non fosse uccidere, ma causare inutili sofferenze. E durante il processo ebbe scatti di sdegno sincero per le crudeltà e le atrocità commesse dalle Ss e raccontate dai testimoni, anche se la Corte e il pubblico quasi non se ne accorsero perché, fuorviati dal suo sforzo costante di non perdere l’autocontrollo, si erano convinti che egli fosse un uomo incapace di commozione e indifferente.
A scuoterlo veramente non fu l’accusa di aver mandato a morire milioni di persone, ma soltanto l’accusa – mossagli da un testimone e non accolta dalla Corte – di avere un giorno picchiato a morte un ragazzo ebreo. Certo, egli aveva mandato gente anche nell’area dove operavano gli Einsatzgruppen (i reparti speciali tedeschi, ndr), i quali non concedevano “una morte pietosa” ma fucilavano, tuttavia doveva poi aver provato un senso di sollievo quando ciò non fu più necessario data la sempre crescente “capacità di assorbimento” delle camere a gas. Doveva anche aver pensato che il nuovo metodo rappresentava un decisivo miglioramento nell’atteggiamento del governo nazista verso gli ebrei poiché il beneficio dell’eutanasia, a regola, era riservato soltanto ai veri tedeschi. Col passare del tempo, mentre la guerra infuriava e dappertutto era morte e violenza (sul fronte russo, nei deserti africani, in Italia, sulle coste francesi, tra le rovine delle città tedesche), i centri di sterminio di Auschwitz e di Chelmno, di Majdanek e di Belzek, di Treblinka e di Sobibor, dovevano davvero essergli apparsi altrettanti «istituti di carità», come li chiamavano gli esperti di eutanasia.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Cerco di essere discreto anche se quando si paragona il caso Eluana a Hitler e' difficile esserlo.
Perche' un uomo non ha il diritto di disporre della propria vita? Perche' non posso decidere di sospendere le cure in caso cadda in stato vegetativo? Perche' alcuni cristiani, legittimamente convinti che la vita appartenga non a noi ma a Dio, vogliono impormi le loro convizioni?

Francesco Giuseppe Pianori ha detto...

Normalmente un persona discreta si firma. Una persona che non ha il coraggio di firmarsi non ha nemmeno il coraggio di disporre della propria vita.

Provo a rispondere anche se sono domande retoriche, cioè hanno già in sè la risposta e non ne vogliono altra:
1. Non abbiamo nemmeno deciso di nascere: altri lo hanno fatto per noi.
2. Uno può decidere per sè, ma non per altri.
3. Nessuno impone nulla, altrimenti i carabinieri sarebbero già venuti a casa sua.

Se non si vuole essere paragonati a Hitler, non bisogna nemmeno comportarsi come lui.

Davide ha detto...

Saranno domande retoriche e tautologiche, ma:

1. Ok, e allora? Questo significa che non ho avuto il controllo su quando nascere. Fine. Ho parlato con molti miei amici cristiani di questa cosa, e capisco che per un credente la vita appartenga a Dio e rispetto tale decisione; questo pero' e' un caso che riguarda tutti. Lo ripeto per la centomilionesima volta: non voglio imporre a _nessuno_ la scelta di morire o vivere, voglio solo che mi sia concesso, se mi capitasse un incidente come quello di Eluana, di spirare serenamente (e possibilmente senza sofferenza); dove proprio mettermi a spiegare la differenza fra questo proposito e quello dei nazisti?

2. Infatti nessuno sta decidendo per nessun altro (e, aggiungo per mostrarti che non sono esattamente un nazista, guai se lo fosse!): il vero problema del caso Eluana (e l'unico "paletto" etico che mi ponevo) era di ricostruire la sua volonta'; con una legge seria sul testamento biologico tutto questo bailemme non sarebbe accaduto.
Non credo tuttavia che sia solo una questione di "decidere per gli altri". Il caso Welby era lampante: un uomo in pieno possesso delle facolta’ mentali che chiedeva la sospensione delle cure (non eutanasia, nemmeno passiva), eppure i “movimenti per la vita” hanno lanciato le loro proteste ugualmente; ma che differenza c’e’ con la signora che nel 2004 ha preferito morire piuttosto che farsi amputare il piede in cancrena, senza tutta questa cagnara mediatica?

3. I carabinieri sarebbero venuti a casa sua. E con quale accusa? Il Signor Beppino si e' servito degli strumenti giuridici che aveva a disposizione, ma non ha mosso un dito, ne' ha mai manifestato l'intenzione di farlo.

P.S. Non pensavo che mettere la firma fosse cosi' importante: non conosco bene l'etichetta dei blog, non ho un account blogger e non ho intenzione di aprirne uno, e comunque chi mi impedirebbe di firmarmi con un nome falso come Mario Rossi o Pietro Bianchi? Cordialmente.

Francesco Giuseppe Pianori ha detto...

Caro Davide,
grazie per le tue affermazioni.
Vuoi essere così gentile da leggere il mio ultimo post intitolato "Ai molti amici che mi scrivono"?
Più che dalle mie parole puoi capire nei fatti che cosa "impongono" i cristiani.

Buona giornata.

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