22/07/08

L'inizio di una umanità diversa

In questi tempi vivo con sottile, velata, anche se tacita, ribellione la mia situazione sul lavoro, in cui tutto sembra si accanisca contro di me e sia negata la possibilità di un’attività serena. Ed ecco che stasera, aprendo a caso il bellissimo libro delle Edizioni San Paolo “La familiarità con Cristo”, che raccoglie alcune meditazioni di don Giussani sull’anno liturgico, alle pagine 120-122, leggo:

Per concludere, prima di leggere insieme la grande preghiera di S. Agostino, voglio leggere (e ringrazio molto chi me l’ha data) questa lettera di Rose Akumu, la nostra amica ugandese che è morta alcuni giorni fa. L’ha scritta il 3 maggio. Ammalata di AIDS, scrive alla nostra Rose (anch’essa si chiama Rose):

«Ti saluto e saluto tutti gli amici. Come hai passato la Pasqua? Qui stanno tutti bene, tranne io, che sto ancora molto male, ma vivo questo con gioia e felicità e continuo ad offrire me in ogni istante [totalizzante]. Come sta don Giussani? Sto ancora pregando per lui e per tutte le amiche della casa e per il movimento in tutto il mondo. Anche Palma sta bene, viviamo ancora insieme. Non sono stata molto in forma negli ultimi giorni. Hanno dovuto sottopormi a fleboclisi. Questa mattina ho avuto molta diarrea e ho vomitato tanto e la flebo mi è stata tolta. Le cose stanno diventando difficili, ma c’è comunque una grande bellezza nell’affrontare questo, perché Lui sa che è meglio per me e Lui solo vuole che le circostanze di questa malattia siano una reale trasformazione per me e per le persone che mi sono vicine. Sono felice di questo, perché sta venendo fuori qualcosa di così grande che anche attraverso i dolori e le debolezze c’è un’inevitabile promessa fatta da Lui a me e a ognuno: “Sono sempre con voi”. Non mi vergogno della mia situazione, neanche quando a volte non riesco neanche ad andare al bagno. Anche in questo c’è un costante richiamo al fatto che il Verbo si è fatto carne, è il mio destino, Egli mi conduce, e chi sono io per lamentarmi? Da sola non posso darmi la felicità. Neanche la fatica di sopportare questo mi preoccupa, perché Egli mi chiama a viverlo completamente con Lui e in Lui. A volte, quando Padre Tiboni viene, scherza, mi dice di andare a scavare o in discoteca. Tali scherzi mi fanno sentire completamente immersa nel Mistero che ho incontrato, perché vedo che sono accettata per quel che sono. E sono felice che quando gli amici vengono a trovarmi non parlano della mia malattia, ma chiacchierano liberamente e si ride molto. Sono accettata per come sono debole, sempre a letto.Nessuno si preoccupa perché sanno che la cosa più importante non è la mia malattia, ma il condividere l’incontro che abbiamo fatto. Manda i miei saluti a tutti gli amici. Ricordo ognuno di voi nelle mie preghiere».

Il 13 maggio, vale a dire dieci giorni dopo, moriva.
"Nessuno si preoccupa perchè sanno che la cosa più importante non è la mia malattia, ma il condividere l'incontro che hai fatto". La cosa più importante non è il mio giudizio, ma il condividere l'incontro che hai fatto; la cosa più importante non è quello che ti pare e piace o il tuo modo di sentire o quel che giudichi tu o quel che la tua coscienza ti dice o ti detta o pretende, ma il condividere l'incontro che hai fatto.
Questo è un mondo diverso, questo è l'inizio di una umanità diversa. E' una umanità solita quella che ti fa affermare quel che pensi, che ti fa affermare quel che senti, che ti fa affermare l'istinto che provi, che ti fa affermare quel che ti pare e piace, che ti fa affermare secondo la tua coscienza. Quella è un'umanità solita. Questa è una umanità diversa: c'è un'altra presenza qua dentro, la presenza di Cristo risorto e asceso al cielo, che dalla radice già possiede tutte le cose e sta in attesa della gloria finale, vivendo la gioia della gloria presente che noi - noi! - gli diamo, noi, i chiamati, gli diamo, se viviamo l'unità nella quale Lo riconosciamo.

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