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15/01/13

Un miracolo dell'appartenenza


Un messaggio di speranza in questi tempi di spread, elezioni, guerre, potere, business, colpi bassi, truffe legali e illegali e morti ammazzati.

Carissimi amici,
i miei bambini sono davvero un miracolo dell’appartenenza. Dopo mesi di affetto, di pazienza, hanno incominciato a sorridere. Finalmente si sono sentiti amati. Alcuni giorni fa le adolescenti mi hanno chiesto: “ti offendi se ti chiamiamo papà?”  Lascio a voi immaginare la mia gioia, la mia commozione, perché in questa domanda sta tutto il valore della mia vocazione alla verginità che, se è vissuta come coscienza di essere tutto di Cristo, suscita in chi ti è vicino quella domanda. Si sono accorte della mia commozione per cui, dopo alcune ore, mi cercano per consegnarmi un invito a cena che vi allego. Il motivo è la prossima nascita del figlio di Laura che a soli 14 anni ha un pancione di 9 mesi e che avrà un parto naturale.  Questa sera mi hanno detto: “abbiamo preparato una cassettina in cui, chi viene a trovarci, deve depositare il cellulare perché o sta con noi o è meglio che non venga. Però il motivo principale sei tu, perché noi ti vogliamo qui solo per noi. Non possiamo stare bene con te se ogni 5 minuti ti chiamano e poi te ne vai”. Che bisogno di appartenenza! “Padre Aldo, ci educhi al bello, allora perché hai le scarpe sporche? O perché ci hai portato il gelato su un vassoio di legno i cui angoli erano sporchi di polvere e di briciole? Sabato c’è una grande festa a cui parteciperà il Presidente della Repubblica ed altre personalità. Le mie bambine hanno subito messo le mani avanti “non ci lascerai, come spesso capita, laggiù in fondo, con gente che non conosciamo, e tu a mangiare davanti con i tuoi amici?” Le ho guardate con tanta tenerezza e ho detto: “assolutamente no, voi starete con me nella stessa tavola e davanti a noi il Presidente della Repubblica con cui già abbiamo passato la notte di Natale, mangiando di tutto”. Tutta la violenza che hanno sofferto è come sfrattata di casa sentendosi tanto amate. Ogni sera mi aspettano per il bacino della buona notte. È proprio bella questa esperienza di paternità che ti fa gustare come la verginità sia l’unico cammino educativo perché ti porta nel cuore di questi piccoli “io”. Domani ci portano altri due bebè e così cominciamo l’anno con il pieno.
Pregate per questi piccoli Gesù bambino.
Cari saluti,
P. Aldo

02/06/10

Sono un pedofilo (e me ne vanto)!

Alcuni giorni fa mi è capitato di assistere ad un gioco di ragazzi. Le scuole stanno finendo e, nel cortile, alcuni ragazzini delle Medie si divertivano a "Bulldozer". 
I partecipanti devono spostarsi correndo da una parte all'altra del campo evitando di farsi prendere da chi è in mezzo. Si è catturati solo se presi e sollevati completamente da terra. 
C'era un ragazzino, Eugenio (nome di fantasia) che non fa mistero della sua passione per le ragazze. Gli altri maschi  "fingono"; lui va dritto al sodo: tenta di prendere le sue compagne di classe e non va per il sottile nell'afferarle, pur senza malizia. Ad un certo punto una di loro gli ha urlato: "Pedofilo!" 
Eugenio si è offeso a morte e le ha promesso le botte.

Lo stesso giorno ho letto questo articolo dell'ottimo Prof. Bellieni, che ho conosciuto personalmente anni fa in occasione di un aggiornamento medico.

Allora mi sono deciso di proclamare al mondo intero la mia pedofilia.
Faccio parte di una famiglia di pedofili: mio padre era pedofilo (5 figli), mio nonno era pedofilo (3 figli), tutti i miei fratelli e le mie sorelle sono pedofili (sono zio di 10 nipoti e due pronipoti). I miei stessi parenti materni sono pedofili (ho moltissimi cugini). I miei avi erano pedofili e perfino la mia nipotina adottiva, Daniela, morta non ancora maggiorenne, era pedofila: il suo desiderio era quello di fare la baby sitter da grande. Credo che ora, in Paradiso, le abbiano assegnato un asilo intero: lo desiderava tanto!
Così pure pedofili sono i miei amici, coetanei e più giovani. Una giovane coppia, che mi sta particolarmente a cuore, è di una pedofilia parossistica: ha messo al mondo ben 6 figli!
La Chiesa stessa è pedofila e copre i pedofili: dai semplici preti di campagna ai Cardinali e perfino il Papa di Roma chiamano i bambini una "benedizione di Dio" e si ostinano a richiamare i Governi sul dovere di aiutare le famiglie numerose.
Tutti dicono che la pedofilia è un male: no! 
Pedofilo è bello!
I bambini sono la cosa più bella al mondo.
L'ho visto per anni nelle Residenze Sanitarie per Anziani: i vecchi sono tristi e sconsolati; arriva un bambino (ne basta uno!) e si ravvivano, sorridono, e accettano di fare fisioterapia...
Sono un pedofilo e me ne vanto!

Ora aspetto i Carabinieri, che mi ammanettino e mi conducano da un Giudice Onesto e Retto, che mi condannerà. 
Un Giudice sessantottino, laureatosi in Legge senza studiare, con il "18 politico" e la "Laurea di Gruppo", un Giudice che non ha mai conosciuto il Greco, considerato una lingua morta.
Sì, perché anche i Ginnasiali, sanno che ad Atene "filìa" indicava l'amore di affetto, di simpatia, come "filippo" (amico dei cavalli), "filatelico" (appassionato di francobolli), "cinofilo" (amante dei cani)...
Ai miei tempi chi odiava i bambini e faceva loro del male era chiamato "pederasta" e già il suono della parola indicava l'abiezione. 
Oggi si preferisce "pedofilo", così si può perseguire più facilmente chi ama veramente i bambini.

Ebbene sì, mi autodenuncio: io sono un pedofilo, amo i bambini e in particolare quelli handicappati e mongoloidi, prego che ne vengano al mondo tanti e la Terra si riempia delle loro voci e dei loro giochi, chiedo che le famiglie numerose siano aiutate, lotto perché ricevano un'educazione libera e appropriata e non siano uccisi preventivamente con l'aborto.

W I BAMBINI!

20/03/10

Contro chi sputa sui preti


Contro chi sputa sui preti

Ci scrive un missionario indignato per la campagna dei media sulla pedofilia




Sono in Italia da alcuni giorni e sono davvero amareggiato, addolorato per questi continui attacchi al Santo Padre, ai sacerdoti, alla Chiesa cattolica, usando la diabolica arma della pedofilia. E’ vero, questo argomento sembra interessare più a certi giornali e alle loro fantasie e allucinazioni che al pubblico: perché ho incontrato migliaia di persone e per lo più giovani, ma nessuno mi ha posto una domanda su questa questione. Il che significa che, sebbene esista questo flagello nel mondo e abbia intaccato anche la chiesa, con la dura, chiara e forte condanna del Santo Padre, siamo lontani anni luce da quel fenomeno di massa, come se tutti i preti fossero pedofili, come vogliono farci credere. Sono quarant’anni che sono sacerdote, sono stato in diverse parti del mondo, ho vissuto in brefotrofi, scuole, internati per bambini, ma non ho mai trovato un collega colpevole di questo delitto. Non solo, ma ho vissuto con sacerdoti, religiosi che hanno dato la vita perché questi bimbi avessero la vita. 




Attualmente vivo in Paraguay, la mia missione abbraccia tutto l’umano nella sua povertà, quell’umano gettato nell’immondizia dal sensazionalismo dei media. Da 20 anni condivido la mia vita con prostitute, omosessuali, travestiti, ammalati di Aids, raccolti per le strade, negli immondezzai, nelle favelas e me li porto a casa dove la Provvidenza divina ha creato un ospedale di primo mondo come struttura architettonica, ma paradisiaco come clima umano. E in questa “anticamera del Paradiso”, come lo chiamano loro, li accompagno al Paradiso. Hanno vissuto come “cani” e muoiono come principi. Vicino alla clinica, sempre la Provvidenza ha creato due “case di Betlemme” per ricordare il luogo dove è nato Gesù, che raccolgono 32 bambini, molti di essi violentati dai patrigni o dal compagno occasionale della “madre”. Tutti i giorni ho a che fare con situazioni terribili e indescrivibili. Spesso non ho neanche la capacità di leggere i referti delle assistenti sociali, tanto sono orrende le violenze sessuali subite dai miei bambini. Eppure, dopo alcuni mesi che sono con noi, respirano un’altra aria, quell’aria che solo il fatto cristiano e l’amore di noi sacerdoti contro cui i mostri del giornalismo si scagliano, facendo di ogni erba un fascio. Aveva ragione Pablo Neruda quando definiva certi giornalisti “coloro che vivono mangiando gli escrementi del potere”. 


La certezza che “io sono Tu che mi fai” che sono frutto del Mistero e non l’esito dei miei antecedenti, per quanto pessimi possano essere stati, si trasmette come per osmosi nel cuore dei miei bambini che ritrovano il sorriso. Come si trasmette anche sui “mostri” (se così vi piace chiamarli voi giornalisti… a cui tanto assomigliate per la vostra ipocrisia) parlo di quelli che sembrano divertirsi a sputare contro la chiesa) che in fondo a loro volta, spesso, sono vittime e carnefici, vittime da piccoli e carnefici da grandi, avendo vissuto come bestie. Il mio cuore di prete mentre do la mia vita per questi innocenti non può non dare la vita, come Gesù, anche per coloro di cui Gesù ha detto con parole fortissime “prima di scandalizzare uno di questi piccoli è meglio mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel profondo del mare”. 

Sono solo alcuni esempi, di milioni, della carità della chiesa. Mi fa soffrire questo sputare nel piatto nel quale, Dio lo voglia, anche certi morbosi giornalisti, un domani si troveranno a mangiare, perché se uno sbaglia non significa che la chiesa sia così. Questa chiesa che è il respiro del mondo. Non vi chiedete cosa sarebbe di questo mondo senza questo porto di sicura speranza per ogni uomo, compresi voi che in questi giorni come corvi inferociti vi divertite sadicamente a sputare sopra il Suo Casto Volto? Venite nel terzo mondo per capire cosa vuol dire migliaia di preti e suore che muoiono dando la vita per i bambini. Venite a vedere i miei bambini violentati che alcuni giorni fa prima di partire per l’Italia piangevano chiedendomi: “Papà quando torni?”. 




Non voglio strappare le lacrime a voi che siete come le pietre ma solo ricordarvi che anche per voi un giorno quando la vita vi chiederà il “redde rationem vilicationis tuae” questa chiesa, questa madre contro cui avete imparato bene il gioco dello sputo, vi accoglierà, vi abbraccerà, vi perdonerà. Questa madre, che da 2000 anni è sputacchiata, derisa, accusata e che da 2000 anni continua a dire a tutti coloro che lo chiedono: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo”.

Questa madre, che sebbene giudichi e condanni duramente il peccato e richiami    duramente il peccatore reo di certi orrendi delitti, come la pedofilia, non chiude e non chiuderà mai le porte della sua misericordia a nessuno.  Mi confortano le parole di Gesù “le porte dell’inferno non prevarranno mai”. Come mi conforta l’immensa santità che trabocca dal suo corpo di “casta meretrix”.
Allora non perdiamo tempo dietro i deliri di alcuni giornalisti che usano certi esecrabili casi di pedofilia per attaccare l’Avvenimento cristiano, per mettere in discussione la perla del celibato, ma guardiamo le migliaia di persone, giovani in particolare, incontrati personalmente in una settimana di permanenza in Italia che credono, cercano e domandano alla chiesa il perché, il senso ultimo della vita e che vedono in lei l’unica possibile risposta. 

Personalmente mi preoccupa di più l’assenza di santità in molti di noi sacerdoti che altre cose per quanto gravi e dolorose siano. Mi preoccupa di più una chiesa che si vergogna di Cristo, invece che predicarlo dai tetti. Mi preoccupa di più non incontrare i sacerdoti nel confessionale per cui il peccatore spesso vive quel tormento del suo peccato perché non trova un confessore che lo assolva. Alle accuse infamanti di questi giorni urge rispondere con la santità della nostra vita e con una consegna totale a Cristo e agli uomini bisognosi, come non mai, di certezza e di speranza. Alla pedofilia si deve rispondere come il Papa ci insegna. Però solo annunciando Cristo si esce da questo orribile letamaio perché solo Cristo salva totalmente l’uomo. Ma se Cristo non è più il cuore della vita, allora qualunque perversione è possibile. L’unica difesa che abbiamo sono i nostri occhi innamorati di Cristo. Il dolore è grandissimo, ma la sicurezza granitica: “Io ho vinto il mondo” è infinitamente superiore.





Padre Aldo Trento, missionario in Paraguay

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