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07/09/10

Il viaggio di Jaki

Un mio piccolo raccontino fantastico con personaggi veri. 
Un semplice esercizio di scrittura e di meraviglia.


Il viaggio di Jaki

Jaki si era svegliato nel cuore della notte. Tutto era buio. Le stelle splendevano in cielo. La luna filtrava fra le serrande e non c’erano suoni. Solo una macchina passò veloce sulla strada. Jaki si alzò, nel suo pigiamino bianco con gli elefantini e la collanina col sole che amava tanto. Era l’ultimo regalo della mamma per il suo compleanno. Aveva sete. Bevve. Quello strano chiarore era affascinante. Uscì in giardino e restò incantato. La luna splendeva come non mai, una piccola falce di luna, a forma di C, voltata in alto, in mezzo ad un cielo nero zeppo di stelle. Il giardino era pieno di piante: pioppi, pini, un glicine, qualche roseto, due albicocchi, quattro tigli. Una siepe di mortella lo circondava tutto. La piccola casetta di Tobi, il cagnolino dalla coda corta era in mezzo ad esso, nell’angolo del prato, dietro il fico dolcissimo.
Jaki, assonnato, girava nel cortile. Non era freddo. Fu lì che vide, notandolo per la prima volta, il vecchio platano, carico di anni e povero di foglie. Al chiaro di luna sembrava una fionda! Il tronco si alzava e a un certo punto si apriva in due grossi rami a mo’ di forcella. La luna brillava in cielo lassù, proprio dietro di esso.
Un lampo, un’idea, la fionda, la luna… Mancavano solo gli elastici!
Corse subito, urlando di gioia in silenzio, nel capanno degli attrezzi del babbo. Trovò ciò che cercava: due vecchie camere d’aria di una bicicletta bucata e qualche elastico robusto. Le fissò ben bene, legandole fra loro. Si mise in mezzo e camminò pian piano all’indietro, fissando il suo obiettivo. Quando furono ben tese, si lasciò andare e… meraviglia! Volò verso la luna, come un sasso scagliato verso il bersaglio.
Volava dritto, nel silenzio della notte. Nessun aeroplano di passaggio si frappose. Per poco non colpì un gufo notturno che tornava pigramente al suo nido dopo una serata passata con gli amici. Passò in mezzo ad uno stormo di anatre migranti, che non protestarono e presto fu solo fra le stelle.
La casa, poi la città, poi il mare e tutta la Terra via via rimpicciolirono. Non sentiva freddo né paura. Il suo pigiamino lo proteggeva e la luna lo attirava. Ecco, la luna era sempre più grande. Afferrò al volo il corno più basso e si fermò. Si accomodò a sedere come su una poltrona e si riposò. Respirava bene. Solo il cuore batteva un po’ più forte per l’emozione. Chi ha mai detto che sulla luna non c’è aria? Tutte fantasie di chi non c’è mai stato. Che gioia! Che spasso! Seduto sulla luna, guardava le stelle, molto più grandi e vicine. Abitavano nel cielo anche loro! Provò ad afferrarne una; ma scottava un po’. In fondo erano fatte di fuoco.
D’un tratto un’ombra. Qualcosa si avvicinava. Una strana cosa, un po’ più grande di lui. Stropicciò gli occhi e vide… la Marty, la sua sorella maggiore. Lo aveva seguito; ma ecco, più piccolo, in arrivo, comparve anche Mario. Capperi, però! Anche sulla luna ti seguono i fratelli! Provò a lamentarsi, come se gli avessero rubato qualcosa; poi si strinse un po’ e fece loro posto.
Mario, come il solito, volle mettersi nel posto più bello, vicino alla punta, cavalcioni di essa. La Marty, nella sua vestaglietta rosa a fiorellini blu, aveva visto tutto ed era andata a chiamare Mario. Aveva trovato l’elastico ed era partita per recuperare Jaki, non senza essersi raccomandata con Mario di non muoversi e di aspettarli. Mario, disubbidiente, le era andato dietro nello stesso modo insieme alla sua tartaruga ninja preferita ben stretta nella mano. E adesso, tutti e tre, erano sulla luna, di nascosto dal babbo e dalla mamma.
Le gambe penzoloni guardavano in giù. La Terra era blu, con qualche nuvoletta e una casetta vicino a Viggiù. Nel cielo più nero le stelle eran tante, dorate, d’argento, qualcuna viaggiante. Sul bordo, nel mare due delfini innamorati saltavano sulle onde guardandosi negli occhi. Una macchia di neve, un’intera foresta e fiumi che pigri correvan qua e là. Che bello! “Restiamo per sempre quassù!” pensarono insieme.
Il tempo passava. La falce di luna si era fatta sempre più piccola e sottile. I tre fratellini stavano sempre più stretti e, quando la luna scomparve del tutto, caddero insieme, mano nella mano, verso la Terra. Veloci veloci e sempre di più, vedevano la Terra ingrandirsi, il mare, le piante. “Aiuto! Presto ci schianteremo” urlò la Marty.
“Nessuna paura” rispose Jaki. Si tolse la giacca del pigiama, l’afferrò per le maniche e – urca peppa! – ne fece un paracadute. Glielo aveva insegnato Marco, l’amico di Bubi, che aveva fatto il soldato nei parà.
La Marty afferrò il bordo della vestaglietta e allargò le mani. Sembrava una campana. Disse a Mario: “Prendi i miei piedi e tieniti forte”.
Sani e salvi atterrarono dolcemente nel giardino di casa, sull’erba tenera e fresca di rugiada. Una coccinella che passava di lì salì lentamente sulla mano di Jaki. Rossa con otto puntini neri sulla schiena se ne stava a guardare questi piccoli animali caduti dal cielo. “Come faranno a volare senza ali” si chiese in cuore, ma subito passò a esplorare le dita, senza dire nulla.
Entrarono in casa, si affacciarono alla camera del babbo e della mamma. Dormivano. Il babbo russava un poco e la mamma Lucia aveva la testa appoggiata sulla spalla di lui.
“Zitti! – sussurrò la Marty – torniamo a letto. Non si sono accorti di niente”
“Ma io ho sete” disse piano Jaki.
“Va’ in cucina e fa’ silenzio”
Mario era già nel letto; la Marty stava sornacchiando quando Jaki tornò. Si stese, tirò su il lenzuolo, poggiò la testa sul cuscino, chiuse gli occhi e…
“Bimbi, sveglia, è ora! Oggi si torna a scuola! Mario, dai! Marty, aiutalo! Jaki, JAKI! Andrea, dammi una mano”
“Mamma, lo sai? Sono stato sulla luna. Stanotte, quando dormivate.” disse Jaki mentre la mamma preparava il caffelatte.
“Sì, sì, Jaki, ci credo, ma adesso fa’ presto; è pronta la cartella?
“Babbo, sulla luna si respira”
“Certo e si nuota anche in piscina, vero?”
“Ma babbo, è vero! Chiedi alla Marty”
“Sì, sì e dimmi, come sono fatte le donne lunatiche?” e afferrò, ridendo, le chiavi della macchina, che lo aspettava, paziente, in garage.
Mario non disse nulla. I tre fratellini si guardarono in silenzio sconsolati. Non avevano sognato, oppure…sì?!
Jaki afferrò la collanina che portava sempre al collo, con il sole d’argento finto che pendeva. Lo guardò. La coccinella era lì e lo fissava con i suoi occhi piccoli piccoli. Lei aveva sentito tutto. Aveva visto tutto. Lei sapeva. Era testimone. Li aveva visti atterrare, aveva sentito i loro commenti entusiasti. Avrebbe potuto parlare, affermare che era vero, che tutto era vero.
Ma taceva.
Perché era una coccinella tedesca, in vacanza nella piccola città di mare e non parlava bene l’italiano.

27/07/07

La palla blu

A little tale to answer: "where do we come from?" "where are we going to?" "Why we are here?" "Why do we live?" A fantasy tale for kids and adults. It begins with the words: "The day the sun began to start away, the birds sang..." and ends with "No fear. On this blue ball there'a One who lives with us and loves us". I hope to be able someaday to write easily in English. Pardon, my mother spoke italian language and teach me it.
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Il giorno in cui il sole cominciò ad allontanarsi, gli uccellini cantavano più rochi, i cani camminavano più storti e gli alberi avevano le foglie un po’ più gialle.
Nessuno se ne accorse.
Solo qualche bambino curioso notò che il sole era come un po’ appannato e appena appena più piccolo.
Cominciò così, in sordina, l‘evento che avrebbe cambiato tutta la vita degli abitanti di Marte.

Le cronache si chiedono ancora perché il sole decise di spostarsi più in là, se fu il passaggio della cometa di Halley o quello strano pianetino che aveva tenuto tutti col fiato sospeso quando era passato così vicino all’atmosfera. Qualcuno diede la colpa alla congiunzione sfortunata di Giove e Saturno in opposizione a Mercurio. Sta di fatto che il sole piano piano cominciò a diventare più piccolo e le stagioni più fredde.
Qualche scienziato diede la colpa agli spray dolci con cui i marziani erano soliti chiudere i pasti.

Passavano i giorni ed il sole rimpiccioliva.
Gli alberi cominciarono a nascere nani, per risparmiare energia, l’erba copriva a mala pena il terreno.
Gli animali videro il cibo scarseggiare sempre più.
Gli uomini cominciarono a costruire case e fabbriche sotto terra.
L’acqua era sempre più ghiacciata. Tutto lentamente era diventato un deserto.
Ad un certo punto sembrò che il sole si fermasse; ma tutto oramai non esisteva più.
Sul deserto di sassi e sabbia nessun uomo fu più visto camminare liberamente da solo o in compagnia di amici. Nessun bambino si mise a giocare. Nessuna donna apparve a tenerli per mano o spingere una carrozzina. Tutto finito.
Nulla lasciava pensare che un giorno Marte fosse stato un paradiso, con fiumi, laghi e carpe.
Niente più mari, niente pesci, niente barche.
Nulla.

Tutti gli abitanti erano partiti, che prima chi poi, seguendo il sole. Navi volanti attrezzate si erano messe a seguire il sole nel suo lento pellegrinare verso chissà dove.
Portarono con sé i ricordi ed i semi, semmai fossero arrivati da qualche parte, per ricostruire il loro giardino. E via, tempo dopo tempo, restando sempre ad una certa distanza da quella stella, che li aveva abbandonati portandosi via tutto, come un ladro di notte o una faina entrata nel pollaio.
Nacquero i bimbi, nacquero i nipoti,
Le mamma diventavano nonne e bisnonne.
Continuava senza fine questa lunga processione.
Il sole era partito e loro dietro, sperando e temendo.

Una piccola palla d’acqua, macchiata qua e là di chiazze strane, si presentò una bella mattina di primavera ai loro occhi. Bella. Di un blu profondo. Come Marte nei racconti delle antiche cronache.
Due navi scesero a vedere quella novità e tornarono indietro a riferire. Si poteva tentare di fermarsi un po’.
Fu d’accordo anche il sole. Pochi giorni dopo si fermò e ricominciò a scaldare i cuori e le cose.
La chiamarono Terra i nostri antenati.
Noi siamo nati qui.
Nuovi bambini sono nati e nuovi nipoti.
Nel nostro giardino, sempre scrutando il sole che non decida di allontanarsi di nuovo.
Ma sembra proprio di no, da quando è venuto ad abitare con noi il Signore dell’Universo, che ci ha fatto trovare questa bellissima palla blu sospesa nel cielo.

Torneremo su Marte? Ci rifugeremo su Venere o su Mercurio?
Costruiremo una città su Proxima Centauri?
Che paura c’è?!
Su questa piccola palla blu abita con noi Chi ha fatto tutto e ci vuole bene.

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