26/02/08

Stalker - Mendicanti della bellezza


Succedono anche cose belle a Rimini.
Come questa: la nascita di un'Associazione per l'educazione alle arti visive.


A RIMINI NASCE STALKER,
PER CHI AMA L’IMMAGINE E HA BISOGNO DI SCOPRIRE IL BELLO


Nasce a Rimini, per opera di alcuni amici accomunati dalla stessa passione culturale che spinge l’uomo alla ricerca della bellezza, l’Associazione Stalker: un luogo di incontro dove imparare uno sguardo sulla realtà. Uno sguardo che sappia innanzitutto riscattare l’immagine dalla palude culturale in cui oggi essa è confinata. Uno sguardo che sia educato a riconoscere la bellezza nelle arti visive, nel solco della traditio, fino alle attuali frontiere mediatiche.

Venerdì 29 febbraio, alle ore 21.00 al Teatro degli Atti in via Cairoli a Rimini,
si svolgerà l’incontro di presentazione di STALKER.

La serata, dal titolo ‘Passione allo sguardo’, prevede una testimonianza dell’attore Pedro Sarubbi (interprete del Barabba nel Passion di Mel Gibson) e Suor Maria Gloria Riva (critico d’arte). Attraverso una registrazione in video, porterà il suo contributo anche Tonino Guerra.
Con l’aiuto di Maestri capaci di introdurre ad un lavoro personale attraverso le discipline che coinvolgono l’arte e lo sguardo dell’uomo, STALKER apre la strada verso un rinascimento della contemplazione contro la barbarie di una visione annichilita.
Per poi giungere alla conoscenza degli strumenti tecnici, e soprattutto dell’arnese filmico, arnese in mano allo scultore regista che potrà modellare il tempo e lo spazio, dando voce all’infinito desiderio di bellezza che costituisce il cuore di ogni uomo.

Seminari, corsi di formazione, realizzazione di progetti filmici, visione critica di opere d’autore, incontri di esperienze, di maestri, mostre, conferenze …

A nulla, nel tempo, Stalker si sottrarrà pur di abbracciare, nella vastità della comunicazione sociale, questo infinito desiderio.

IL MANIFESTO DI STALKER

Al dilagare dello strumento filmico nell’orizzonte della vita di ciascuno, fa da contrappunto una sorta di disarmo educativo generalizzato.
Una bizzarra e malcelata mentalità comune benedice l’avvento del “chiunque istintivamente può pensare e reagire come vuole”.
Nella metropoli del linguaggio multimediale, la Settima Arte subisce l’assalto incondizionato dei predoni delle droghe commerciali,
alternato da scorribande di sciamani che ipnotizzano le genti con alchimie tecnologiche.
Nel labirinto di questa metropoli saltuariamente fanno comparsa taluni personaggi: sconosciuti stranieri, a volte profeti di sventura, altre di speranza.
Ma, nelle sue strade, nei suoi bassifondi, una Zona è stata evacuata ed interdetta dalle autorità, a seguito di un inconfessato evento epidemico.

Lo Stalker è clandestino.
Tra la folla, lui conosce la via per la Zona.
Per chi mendica la bellezza.

25/02/08

C'è medico e medico


Ci sono medici che curano e medici che amano il potere.
Il grave episodio di arroganza del Presidente Nazionale degli Ordini dei Medici Italiani.
Propongo il Comunicato Stampa di Medicina & Persona sulla vicenda.

25 febbraio 2008 - COMUNICATO STAMPA

Basta con l’uso politico della rappresentanza della professione medica.
Dimissioni per il Presidente A. Bianco della FNOMCEO.

Il Presidente di FNOMCEO, Amedeo Bianco, insieme al cosiddetto "gruppo ristretto", di cui membro influente è il dr. Panti, Presidente dell’Ordine di Firenze, ha ancora una volta dato prova di come interpreta il ruolo di rappresentante della professione medica.

Il documento trasmesso alla stampa al termine della assemblea dei Presidenti di Ordine riuniti a Roma, che ha trovato ampia e "calorosa" eco su tutti i giorrnali italiani, in difesa della 194, dell’utilizzo della RU 486, a favore della prescrizione del Norlevo e della diagnosi preimpianto, non è mai stato sottoposto alla discussione dei Presidenti degli Ordini, ma solo fatto circolare come "bozza" di lavoro di una commissione in margine ad una riunione che aveva a tema tutt’altro.

Non ci sorprende questo ennesimo tentativo, condotto contro ogni regola di democrazia, contro il contenuto stesso del Codice Deontologico della professione, di trasformare i desideri di Bianco, Panti ed altri amici, nel pensiero dei Medici italiani.

Già analoga operazione era stata costruita in merito alla questione del testamento biologico.
E’ evidente che questo esecutivo è delegittimato e non rappresenta più autorevolmente i Medici italiani.

Ricordiamo per tutti i fatti: i Presidenti degli Ordini riunitisi a Roma hanno approvato e discusso un documento in cui erano contenute richieste al mondo politico, sull’organizzazione della sanità,in vista delle prossime elezioni.

Bianco , Panti e gli altri amici, avevano fatto distribuire a tutti i Presidenti le relazioni dei lavori di varie Commissioni della Fnomceo, fra cui quella di Bioetica. Le relazioni di tali Commissioni non sono state discusse né vi era accenno nel documento finale, approvato per acclamazione, di alcun contenuto relativo a tematiche di rilevanza bioetica. In seguito una delle bozze di relazione della Commissione di Bioetica è stata "passata" alla stampa.

E’ gravissimo scambiare il proprio ruolo istituzionale di rappresentanza di una categoria professionale, in un pulpito elettorale, soprattutto quando si tenta di farlo sottraendosi, con espedienti di vecchia scuola, al confronto serio ed approfondito, culturale e scientifico con coloro che si pretende di rappresentare.

Ma come già successo a Udine per il Testamento biologico, anche questa volta il Presidente Bianco dovrà riconoscere che la maggioranza dei medici italiani non la pensa come lui, e soprattutto che non condivide l’uso politico degli Ordini.

Invitiamo pertanto il Presidente Fnomceo, non nuovo a rilasciare dichiarazioni personali spacciandosi come interprete del pensiero dei medici italiani, a desistere da questa prassi quantomeno antidemocratica.

Invitiamo il presidente A. Bianco a riflettere sul valore della professione esercitata con coscienza e libertà fuori da ogni interesse politico e all’interno di un rapporto di cura che ha il suo unico scopo nel bene della persona e nel rispetto della vita, dal concepimento sino alla sua fine naturale, come il nostro Codice tuttora sancisce.

Ufficio Stampa Medicina e Persona


10/02/08

"Ma non è una scorciatoia"

Sull'onda della riflessione sulla sorte e dell'importanza dei bambini mongoloidi, propongo la lettura del seguente articolo-intervista al Minstro della Salute, On. Livia Turco, pubblicato dal "Il Secolo XIX" di Genova qualche giorno fa.
Il titolo è significativo: "Ma non è una scorciatoia".
Questo il mio commento:
Lavoro all'Ospedale di Rimini e conosco qualche collega in Ginecologia. Andrò là, raccoglierò di giorno in giorno qualche confezione di RU486 e la rivenderò al Mercato Nero, fuori dalle Discoteche, nei Pub e nei Night Club, soprattutto alle minorenni (per tutelare la loro salute e la loro privacy).
Tanto nel mio Ospedale è già successo che qualcuno "prenda in prestito" delle sostanze stupefacenti o ordini via telefono cocaina per consumo personale....
"Sono cose che succedono" hanno commentato alcuni dirigenti e medici.
Peccato che ci siano ancora i Carabinieri, ultimo residuo della cultura illiberale papista, che si ostinano ad arrestare chi svolge queste meritorie opere sociali a difesa delle libertà personali garantite dalla Costituzione.
Proprio ieri, secondo la stampa locale, hanno arrestato una povera donna che aveva costretto a figlia a prostituirsi e ad abortire.
Ieri, durante la giornata per la raccolta del farmaco in aiuto ai meno abbienti, in una farmacia si è presentato un uomo per chiedere una certa sostanza medicinale. Il farmacista si è rifiutato: l'ha riconosciuta come abortiva.
Era un magnaccia.
Poveretto! Fra pochi giorni potrà mandare qualcuna delle sue ragazze a prenderla serenamente in Ospedale (non è necessario che sia incinta: chi può riconoscere una gravidanza di una settimana?) ed usarla liberamente secondo necessità.
So bene di avere una mente criminale; ma ho diritto di vivere anche io...
Grazie, Onorevole Ministro Signora Livia Turco!
Lunga vita a Lei e a tutte le industrie farmaceutiche che agiscono per la tutela della salute.
Così davvero si difende la dignità e l'autodeterminazione della Donna!
Io, comunque, se permette, continuo a preferire la mia nipotina adottiva e tutte le ragazzine mongoloidi che non saranno "consigliate" di far valere in questo modo la loro dignità di donne o di essere usate come bombe umane nei mercati di Bagdad.
Contemplerò tutti i bambini e le bambine, mongoloidi e non, scampati a questa "legale" e "progressista" Strage degli Innocenti, avallata, sostenuta e giustificata da una Donna, Ministro della Salute (lo si evince bene da quello che ha dichiarato).
Auspicherò, quando Dio vorrà, che la nostra Italia sia liberata da certo modo di pensare e di operare.
Oggi è il Giorno del Ricordo dei Martiri delle Foibe, quando un'intera generazione italiana fu sacrificata sull'altare dell'opportunità politica ed intere popolazioni si videro negato il diritto di vivere e prosperare sulla terra dei loro padri.
Per odio, per puro e semplice odio.
Lo stesso che porta a negare la vita a bambini chiamati a vivere.

07/02/08

Santa Daniela dei mongoloidi

Un piccolo raccontino senza pretese per persone semplici.

Il vecchio marinaio sedeva, la testa fra le mani, solo e addolorato su uno di quegli oggetti a cui sogliono attaccarsi le navi, quando i capitani decidono di riposarsi dopo lunghe e difficili navigazioni.
Lui era lì, sulla palata. Gli occhi bassi sull’acqua grigia e fredda.
Di tanto in tanto sollevava lo sguardo e intravedeva di lontano, nella bruma, il grattacielo di Cesenatico.
Non osava guardare dritto il mare sfidandolo, come era sua abitudine e come aveva fatto, di giorno e di notte, con qualsiasi tempo ed in qualsiasi luogo. Quel mare piccolo, che lui aveva amato fin da bambino e che lo aveva introdotto al grande oceano senza limite se non quello fissato dal cielo e dalle stelle.
Sedeva dunque su di una bitta, la testa fra le mani.

Daniela.
Una certa Daniela Stella Marina era entrata di schianto inattesa nella sua vita.
Una stanza di ospedale.
Lei era uscita di lì ancora inattesa, guardando negli occhi, per l’ultima volta, la donna che l’aveva accolta - senza alcun dovere - e la dottoressa amica – Dio la riguardi sempre – che aveva cercato con tutta la sua forza e scienza di trattenerla ed era uscita sconfitta e piangente. Unica testimone – tutte donne – la giovane infermiera stupefatta e stranita.
Tutto qui.
Il mare è grande; la vita di una creatura è piccola. Non basta nemmeno a se stessa.
Ed ora Daniela abitava, vestita da ballerina, in una piccola stanzetta all’ultimo piano di un condominio pieno pieno di gente, di tutte le età, condizioni sociali, cultura, belli, brutti. Di fronte a lei il mare. Di lontano.
Il vecchio marinaio andava talvolta a trovarla, le parlava, la contemplava – un dialogo muto e intenso – poi si girava e guardava tutta quell’acqua che ben conosceva. Poi non vedeva più niente e tutto si confondeva. Quella strana acqua che scende dagli occhi tanto simile al mare lo rendeva quasi cieco. E si avviava a casa barcollando, ma non sbandando: era abituato alle tempeste e sapeva restare in piedi pur nei mari più burrascosi.

Un mare di gente e nel mare un piccolo mare di teste morette, lisce e occhi grandi stupiti, gioiosi. Chissà perché i mongoloidi non conoscono l’acqua che scende dagli occhi. Oh, la conoscono anche loro, quando si arrabbiano o nessuno li capisce e li trattano, per l’appunto, come "mongoloidi"! Ma più spesso si stupiscono come nessuno capisca. In mezzo al mare di dolore, di partecipazione commossa o di indifferenza della gente grande, "normale", nel disprezzo di tanti potenti e intelligenti, questo piccolo mare chiuso, che tanto ricorda l’Adriatico, si muove, si agita, sciaborda verso riva, si ritira ed è pescoso come non mai.

Dio benedica i mongoloidi e ce ne mandi tanti. Tanti. Tutta la terra diventi un immenso oceano di mongoloidi – al Nord, in un impeto di coscienza tenera, li chiamano mongolini.
Gli occhi tagliati come gli abitanti delle steppe asiatiche, la testa leggermente piatta dietro, i capelli lisci e scuri come gli orientali – li aveva visti bene il vecchio marinaio sul Mare Cinese Meridionale – tutti uguali eppure ognuno diverso.
Anche gli europei per gli orientali sono tutti uguali.

Scemi – si crede – perché ingenui e si lasciano ingannare. Non bramano il potere e non conoscono il reale valore dei soldi. Nessuno di loro dirige Wall Street o governa l’Iran. Nessuno siede al Congresso del Popolo a Pechino o si sveglia e affama un’intera nazione africana semplicemente muovendo capitali da una banca all’altra.
Non hanno mai costruito grattacieli i mongoloidi. Si ammalano spesso e qualcuno più fortunato arriva a vivere fino alla media stabilita dalle statistiche nazionali.
Pieni di acciacchi e di gioia, sinceri e decisi nei sentimenti.
Si arrabbiano, ridono, accettano, rifiutano con un’intensità sconosciuta a tutti noi.
La loro vita affettiva non conosce ipocrisie o convenienze.

Il vecchio marinaio era stato adottato da Daniela e le era sempre stato fedele.
Il giorno del matrimonio della bellissima cugina – Daniela era convinta si sposasse sua sorella: la chemioterapia l’aveva devastata fin nei suoi lisci e finissimi capelli tanto soffici al tatto – lo aveva voluto vicino a sé. Non si rendeva conto del dolore che lo attanagliava pur nella gioia della festa: lei lo aveva adottato e lo voleva educare a stare nel mondo.
Il cibo le dava nausea, ma lei, impettita sulla sedia, la cuffia che copriva la testa rasa, stava lì e lo voleva lì: era la festa della sposa.
Daniela voleva fare la babysitter da grande. Sorelle e sposa erano dottoresse. L’altra cugina lavorava a Chicago coi grandi professori del Fermilab. Lei voleva fare a babysitter.
Dio benedica tutte le babysitter. Quelle mongoloidi, cui nessuno affiderebbe mai un bambino e che pure sanno amare come le mamme vere. Quasi. Da povere mongoloidi, appunto, come le pensiamo noi saggi, potenti, ricchi, intelligenti, scaltri, che abbiamo fatto le scuole alte e l’Università e magari dirigiamo grandi aziende e cambiamo partito per servire il potente di turno o che dopo le Grandi Fiere, stanchi e sfiduciati, la notte andiamo al Night Club dove tradiamo la moglie ed i figli, ma, si sa, "l’uomo è fatto anche di queste cose" e spendiamo con le ballerinette i soldi guadagnati sulla pelle di chi ha famiglia e dipende dalle stravaganze delle nostre voglie e smanie, individuali o consociate che siano.

Questo piccolo mare di maschi e femmine – mongoloidi – si agita e sta composto. Daniela è morta da un anno e i suoi genitori, non quelli "di sangue", quelli adottivi, hanno chiesto ad un prete e agli amici di celebrare una Messa e di mangiare insieme.
Chissà dove saranno i genitori "veri", che hanno abbandonato Daniela alla nascita nell’ospedale del Sud, magari perché non potevano o non se la sentivano e non sapevano quale ricchezza stavano consegnando al povero marinaio e a tutti gli amici riminesi? Magari è stata la Provvidenza in persona che voleva ripagare in qualche modo il vecchio navigatore…
Però l’avevano fatta nascere! E l’avevano affidata alla carità delle infermiere dell’ospedale, che le avevano dato quel bellissimo nome: Daniela Stella Marina.
Poi era entrata nella famiglia dei Conti. Nobili d’animo, se non di lignaggio.
Daniela, nobile di nascita e nobile di adozione. Nobile di natura e di essenza.
Daniela, figlia di Dio.

Come tutti i suoi amici mongoloidi, come tutti i mongoloidi.

Dio benedica i mongoloidi e dia loro la terra, devastata dall’odio e dall’indifferenza dei normali, invasa dal sangue degli innocenti e dei rapinatori. Nostro Signore si faccia aiutare dai mongoloidi per salvare tutti noi, vecchi marinai disperati e delusi, addolorati e incapaci di perdonare, adulteri, ladri, violenti, fedifraghi, falsi e ipocriti.

Il vecchio scienziato, capelli bianchi e moglie adorata, medico e ricercatore, francese e cattolico. Il buon Dio lo tenga stretto stretto a sé nel luogo dove potrà per sempre prendersi cura dei suoi mongoloidi. Il suo grande nome, il suo cuore capacissimo, rimanga per sempre in tutti gli annali della storia e della scienza.
Disprezzato dai grandi del Nobel – aveva osato essere contrario all’aborto di questi bambini e di tutti i bambini – li ha amati fino alla fine ed ha scoperto per loro e per noi perché nascono così. Li ha curati, accolti, ha dato speranza e sostegno alle famiglie.
Il vecchio marinaio lo aveva conosciuto in una bella sera d’estate nella piazza centrale della sua città – ecco riaffiora l’acqua dagli occhi – quando ancora Daniela non era arrivata, ma lui ne aveva letto l’avventura nelle fredde notti invernali bolognesi e nelle aule dove la scienza sanitaria si gonfia di sé. Ed ora lo vedeva – la vita è tutta un’immensa sorpresa – lo aveva ammirato di persona ed aveva avuto l’onore di accompagnarlo all’albergo con la sua auto e riceverne il ringraziamento gentile e vedere con i suoi occhi l’amore e il rispetto che lo univa a sua moglie.
Lì, ritti, sulla soglia, dignitosi e grati.
Lejeune, il dr. Jerome, l’amico di un grande Papa polacco.

Ci sono grandi e saggi, potenti e onorati che sono mongoloidi per adozione.
Mongoloidi ad honorem.

Anche Gesù, a ben guardare nella Sindone e nel velo di Manoppello ha un leggero taglio orientale negli occhi.

Tutti gli studiosi sanno che tutti noi, nel ventre di nostra mamma, abbiamo il taglio degli occhi a mandorla – perfino i neri africani – poi tutti i popoli, tranne gli orientali, lo perdono alla nascita.

"In definitiva – pensò tra sé il vecchio marinaio seduto sulla palata – siamo tutti mongoloidi".
Sorrise ed alzò lo sguardo. Si volse verso il mare aperto e lo guardò sereno sfidandolo negli occhi.
Il sole si affacciava fra le nuvole. Faceva ancora freddo – era appena l’inizio di febbraio – ma già l’aria di primavera si faceva timidamente sentire e qualche pianta aveva già messo su le prime gemme.
Prese la sua bicicletta, quella trovata un giorno davanti al cancello – sicuramente rubata e abbandonata, ma lui l’aveva adottata – e si diresse verso casa.
Entrò, tolse il giaccone, bevve un po’ d’acqua, prese la foto-ricordo di Daniela e la baciò.
Lei sorrideva, la braccia alzate ed i capelli raccolti sul capo con le mani, in quella seduzione innocente tipica delle ragazze non ancora adulte.
Daniela non è mai diventata adulta.
Mancavano pochi mesi alla sua maggiore età.
Forever young.
Per sempre giovane.

Dio mantenga sempre giovani i mongoloidi e tutti noi.

Statistica